Tino, i fondali marini ‘visti’ al tatto


ISOLA DEL TINO. Il porticciolo e i fondali marini dell’isola del Tino si fanno percorso sensoriale per chi non vede ma può percepire al tatto le loro forme e ‘vedere’ con gli occhi del cuore gli organismi spiaggiati e la vita pulsante sotto il pelo dell’acqua. Sentieri, bosco e mare della perla del golfo, allo stesso tempo, diventano terapeutici per chi è alle prese con la malattia. Così la nuova frontiera inclusivo-solidale del presidio militare con la conferma della funzione di «isola-laboratorio» per la fruibilità contingentata e le sinergie associative, secondo il disegno ‘aperturista’ dell’ammiraglio Giorgio Lazio comandante di Marina Nord. E’ accaduto sabato, con l’accoglienza da parte del comandante di Marifari Alessandro Cirami, del team in divisa che gestisce il faro di San Venerio e dei guardiani-angeli custodi del luogo. Protagonisti: l’associazione Amici dell’isola del Tino odv, Percorsi nel blu e il CAI. Tante le attività in pista. Il CAI e gli amici dell’isola del Tino odv hanno fatto conoscere l’isola di luce alle associazioni convenute tra le quali la Lega italiana contro i tumori, che nel contesto di un progetto di sensibilizzazione all’attività motoria come veicolo di prevenzione, ha svolto un trekking sull’isola e una lezione di yoga. L’idea condivisa dalle due associazioni è quella di svolgere un progetto di inclusione e Montagna-terapia, rispettando l’ambiente di un’isola che per la sua natura di isola militare è un’area protetta e salvaguardata. Sull’isola anche i soci de Il mondo dei fari che, insieme al Comando Marifari, quattro anni fa, aveva approntato la sala storica sulla tecnologia dei fari. Hanno raccontano curiosità e aneddoti sull’attività dei faristi e hanno ammirato l’istallazione di Leonardo Nevari, “Sulla persistenza del mare”: onde marine che divengono onde sonore e canto; un’emozione ancora più coinvolgente nella giornata dedicata specialmente ai non vedenti col debutto del primo percorso sensoriale in mare “Ad occhi chiusi nel blu” a cura del progetto “Percorsi nel blu” della Erika Mione. Lo hanno testato i soci dell’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti della sezione della Spezia e di Lucca. «L’iniziativa ha riscosso – spiega Samuele Marras, presidente della sezione spezzina dell’Unione Italia Ciechi – entusiasmo e grande partecipazione emotiva: bellissimo. Da rifare!». La prima sperimentazione è stata realizzata grazie alla collaborazione dei volontari dell’associazione Amici Isola del Tino, del CAI della Spezia e degli operatori della Protezione Civile di Life on the Sea Onlus, che hanno dato supporto subacqueo e nautico all’iniziativa, fornendo l’assistenza di superficie. Il percorso è stato articolato in tre momenti diversi, con la realizzazione di un vero e proprio circuito che, partendo dagli stimoli sensoriali raccolti durante lo studio degli organismi marini spiaggiati, si è concluso con l’esplorazione tattile della parete rocciosa dell’isola del Tino, in snorkeling, con l’apprendimento delle peculiarità morfologiche delle specie bentoniche. Hanno partecipato gli studenti esperti del BIOTeam del progetto “Percorsi nel Blu” Giuseppe De Luca, Tiziano Scimone, Simona Moggia, Elisa Celsi, Matilde Olmi, Vittoria Guani, Marco Andreoli, Cecilia Giorgi, Federico Avallone, Francesco Longardo, Edoardo Galli; i genitori – operatori subacquei di supporto alla documentazione dell’attività subacquea e aerea con l’uso di drone- Silvio Guani e Mario Scimone; gli assistenti di superficie dell’associazione Amici dell’isola del Tino. «Quanto realizzato -spiega Mioni – costituisce solo un punto di partenza per il progetto “Percorsi nel Blu” che in partnership con gli organizzatori dell’evento darà presto seguito a nuove iniziative di Citizen Science, che avvicinino tra loro le persone ed estendano gli orizzonti di arrivo della divulgazione delle meraviglie della vita del mare». di Corrado Ricci

Tratto da La Nazione del 09/08/2021

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