Ma i fondi europei favoriranno l’inclusione oppure l’esclusione scolastica?


Tratto da Superando

«È un’ineludibile sfida educativa per modernizzare il nostro sistema di istruzione ” scrive Salvatore Nocera -, quella di cui parla il ministro dell’Istruzione Bianchi, sull’utilizzo dei fondi in arrivo dall’Europa nell’àmbito della scuola. Ma cosa avverrà delle centinaia di migliaia di alunni e alunne con disabilità presenti nelle nostre scuole, dei quali non si dice nulla, né se ne parla politicamente, se non all’interno delle nostre Associazioni di rappresentanza? È questo un grande problema che occorre affrontare rapidamente, seriamente, razionalmente, concretamente e organizzativamente»
Ho avuto modo di leggere, nella rivista online «InTerris.it», l’articolo di Annamaria Bax intitolato Come il Recovery plan sosterrà scuola e ricerca, riguardante l’articolazione dei fondi europei da destinare alla scuola, così come è stata illustrata dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi nella sua recente comunicazione al Parlamento.
Già nel suo recente libro Nello specchio della scuola, il Ministro aveva dimostrato, con ampia documentazione di dati, come l’arretramento economico italiano rispetto alle altre economie europee e mondiali sia dovuto all’arretramento tecnologico e come questo vada di pari passo con l’arretramento del nostro sistema di istruzione. Coerentemente, dunque, con quanto esposto in quel libro, Bianchi ha suddiviso i fondi europei con particolare riferimento a: ” il rinnovamento della vecchia didattica ottocentesca, anche grazie a una ristrutturazione della vecchia logica dell’edificazione delle scuole, che non facilita il lavoro di piccoli gruppi e di molti nuovi laboratori; ” un forte potenziamento digitale delle scuole e della didattica; ” l’orientamento tecnologico della didattica verso la futura vita di impresa degli studenti. Tutto ciò sembrerebbe pienamente condivisibile, se fosse però esplicitato come questa ineludibile sfida educativa potrebbe riuscire a non emarginare gli alunni e le alunne con disabilità che, ormai, non sono più nelle “scuole speciali”, ma sono presenti in quasi tutte le classi con la percentuale del 3,5%. Di tali alunni e alunne, infatti, non vi è cenno né nel libro, sinceramente molto interessante, né nel piano predisposto per l’approvazione da parte dell’Europa.
Come dare dunque a questo piano un taglio “inclusivo”? Nel suo libro, il ministro Bianchi, citando giustamente sin dall’inizio la Costituzione, fa molto riferimento alla riduzione delle disuguaglianze educative, sia dal punto di vista del rapporto Nord-Sud (quest’ultimo fortemente arretrato rispetto al Nord, come dimostrato dai risultati delle prove INVALSI, delle quali si può dire ogni male, ma che comunque permettono di confrontare i libelli apprenditivi fondamentali delle scuole dei Paesi più industrializzati del mondo), sia nei rapporti tra studenti “tutelati” (di famiglie benestanti culturalmente ed economicamente) e studenti «in continua e crescente dispersione scolastica» (di famiglie deprivate culturalmente ed economicamente, numericamente in grande crescita, che stanno subendo un fortissimo “discensore sociale”). Questa attenzione è giustissima. Ma, con questa inevitabile riforma radicale del modo di fare scuola, cosa avverrà delle centinaia di migliaia di alunni e alunne con disabilità presenti nelle nostre scuole?
Come già detto, ciò che preoccupa di più è il fatto che nel progetto per l’Europa non se ne dica nulla, né se ne parli politicamente, tranne che all’interno delle nostre Associazioni di rappresentanza, cosa che è politicamente inutile, se non coinvolge il dibattito politico e se da esso non scaturiscono risposte di natura “inclusiva”, evitando quella “separata ed esclusiva” alla quale la logica efficientistica è solitamente orientata. Questo è il grande problema che occorre affrontare, e farlo rapidamente, seriamente, razionalmente, concretamente e organizzativamente.
Sarà pertanto indispensabile che sia nell’Osservatorio Ministeriale Permanente per l’Inclusione Scolastica, sia nell’Osservatorio Nazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, frutto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, tale questione venga immediatamente posta all’ordine del giorno, prima cioè che venga chiuso il piano italiano per i finanziamenti in arrivo dall’Europa.

di Salvatore Nocera,
FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Hancicap).

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