Cieca a 5 mesi Ora può vedere


La piccola Anita è stata operata congiuntamente dai primari di oculistica di Bassano e Santorso. I genitori: «Abilità e partecipazione commoventi”

BASSANO. Anita scopre i volti di mamma e papà e i colori della primavera grazie a un intervento all’avanguardia, eseguito all’Ulss 7 Pedemontana dai primari dei reparti di oculistica dell’ospedale San Bassiano e di Santorso. Era già successo prima con altri piccoli pazienti, ma ogni volta, il delicatissimo percorso operatorio, eseguito in equipe, per curare una rara forma di cataratta congenita che colpisce i bimbi già alla nascita, rendendoli quasi completamente ciechi, ha il sapore del miracolo. E’ accaduto nei giorni scorsi all’ospedale bassanese dove Anita, bimba di cinque mesi, residente nell’Alto Vicentino, ha potuto vedere grazie a un intervento operato dai primari di oculistica Simonetta Morselli e Antonio Toso, la cui esperienza e sinergia ha permesso alla piccola di scampare a una vita condannata alla cecità.

«Ci siamo resi conto subito di avere a che fare con grandi professionisti – spiegano i genitori della bimba -, ma mai avremmo creduto di poter trovare medici dotati anche di una così grande umanità. La dottoressa Morselli la sera dopo l’intervento è rimasta a dormire in ospedale, nonostante non fosse di turno, per rassicurarci; un anestesista straordinario è venuto a prendere la nostra bimba e l’ha portata in sala operatoria tenendola in braccio e coccolandola perché non si agitasse. Tutto è andato per il meglio. La nostra piccola Anita, appena le hanno tolto le bende, ha fatto un sorriso immenso; ma eravamo anche catturati, al limite della commozione, dalla gioia dei medici e degli infermieri quando hanno capito che tutto era andato bene. Hanno trattato nostra figlia come se fosse la loro, non sapremo mai come ringraziarli”.

Il dramma era iniziato a metà marzo: «Ci eravamo accorti che Anita non muoveva correttamente un occhio, non seguiva bene i nostri movimenti – spiegano mamma e papà -. Abbiamo chiamato la pediatra alle 9 del mattino, e alle 10.30 eravamo all’ospedale San Bassiano per il controllo urgente. Dopo tre settimane, lo scorso 7 aprile, è stata operata. È successo tutto talmente in fretta che non abbiamo ancora fatto in tempo a metabolizzare. L’Ulss è stata incredibile. Adesso Anita dovrà seguire una riabilitazione, ma vedrà: non c’è regalo più grande”. Oltre al cuore ci sono anche e soprattutto tecnica e preparazione, applicate in un intervento eseguito solo in pochi ospedali del Nordest e che ha rimarcato il valore del lavoro di squadra, senza separazioni tra ospedali e territori. A spiegare il ruolo fondamentale di questa collaborazione è la stessa Morselli: «Questo tipo di interventi è molto impegnativo: si tratta infatti di operare per alcune ore fissando l’ingrandimento dell’area in cui si va ad agire, con movimenti che devono essere incredibilmente precisi, senza possibilità di utilizzare un robot: tutto sta nella manualità di chi esegue l’intervento. Per queste ragioni non è sostenibile per un solo chirurgo operare entrambi gli occhi in contemporanea, perché la fatica e lo stress andrebbero a incidere sulla sicurezza. Un grande supporto è stato dato anche dal primario Marco Baiocchi, che è riuscito ad addormentare la piccola in totale sicurezza”.

«La cataratta congenita – sottolinea Toso – è una patologia con un’incidenza compresa tra 3 e 15 casi ogni 10 mila nati nel mondo. Nella maggior parte la causa è sconosciuta. È necessario intervenire tempestivamente”. L’intervento è solo l’ultimo esempio di una collaborazione costante tra i due reparti di Oculistica di Bassano e Santorso: «Non ci sono medici, infermieri, tecnici “di Bassano” e “di Santorso”, ci sono medici, infermieri, tecnici dell’Ulss 7- affermano il direttore generale Carlo Bramezza e il direttore sanitario Antonio Di Caprio -. Un principio fondamentale, sia sul piano dell’operatività, sia in termini di condivisione, sia per ottimizzare l’impiego di risorse in un momento in cui molte specialità soffrono difficoltà a reperire tutti gli specialisti necessari”.

Tratto da Il Giornale di Vicenza del 22/04/2021

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