«Arte da toccare con le copie delle grandi sculture


PISA.
Ripartire da Pisa, è l’ora che la città punti su qualcosa che la connoti e la renda unica e riconoscibile.
E per questo attrattiva.
È l’ora, insomma, di crearsi una identità.
Le politiche e i tentativi di emancipazione dalla Torre e dalla sua Piazza, dove si concentrano milioni di turisti, si sono dimostrate sinora fallimentari.
Perché non c’è bisogno di inventarsi nulla, basta puntare e valorizzare proprio quello che intorno alla Piazza dei Miracoli ruota.
Cosa? La scultura medievale.
Come? Lo spiega Piero Pierotti, già professore di storia dell’architettura medievale all’Università di Pisa, che ora in un libretto di 28 pagine, «Medioevo d’autore.
Per una rassegna permanente della scultura medievale pisana”, pubblicato con Univeristy Press offre a chi amministra la città un preciso e scandito progetto che non è solo turistico, ma di largo impatto culturale ed economico.
Professore, per dirla in sintesi, lei presenta una proposta culturale in una prospettiva di medio e lungo termine che ruoti intorno alla scultura medievale.
Perché? «La scuola pisana di scultura, che culminò nel periodo d’oro della Repubblica, conobbe eccellenze ineguagliabili e propagò anche in altre sedi i suoi maestri, protraendo la sua attività, ai massimi livelli, dal XII al XIV secolo.
Non esiste in Europa un fenomeno omogeneo paragonabile.
Buona parte degli artisti si fregiava spontaneamente dell’attributo ‘Pisano’ per rilevare tale appartenenza”.
Lo scopo del suo progetto è, scrive, “restituire a Pisa l’immagine complessiva della sua scuola medievale di scultura”.
E l’idea è partire proprio dalla Piazza.
«Se si va sulla Piazza e si prova a contare quanti pezzi di scultura ci sono, ci si accorge che si va tra i 200 e i 300 pezzi, tra capitelli, volti, decorazioni etc.
.
.
La massima parte di esse sono rivolte e dedicate a tutti, fatte per essere partecipate ma nelle condizioni attuali questo non avviene.
Eppure, il desiderio dei loro autori era proprio il contrario”.
Questa lettura oggi non avviene.
«Oggi i turisti vanno dietro alle bandierine in cerca di un solo oggetto, ma questo è un controsenso del turismo, un problema generale.
Passare dalla visita alla conoscenza è il nucleo centrale della mia idea.
E proprio l’esuberanza della scultura pisana dà la possibilità di passare dalla visita alla conoscenza”.
Come? «Molte opere di scultura eseguite dalla scuola pisana non si trovano a Pisa, altre, benché amovibili, sono collocate in sedi diverse per ragioni amministrative o di culto.
L’idea è di renderle conoscibili attraverso quattro modalità di esposizione, tra le quali mostre ‘personali’, cioè riferite a singoli autori o periodi, e ‘itineranti’, con copie fisiche o riproduzioni di varia tecnologia.
Gli originali non vengono toccati.
Si acquisiscono col laser scanner e si riproducono con la stampante 3D, nei formati e con i materiali che servono (anche in marmo), oppure con soluzioni ottiche come olografie o realtà aumentata”.
Tra i vantaggi di una simile rassegna lei ne cita uno particolare.
«Sì, attraverso le copie i visitatori possono toccare le opere.
La percezione tattile è di solito negata ma è la prima forma di conoscenza e scoraggia il feticismo fotografico, quella consuetudine narcisistica di fotografarsi frettolosamente con l’originale come sfondo.
E poi il ricorso alle copie consente la propagazione delle sedi espositive e favorisce la messa in mostra di opere immagazzinate”.
Professore, perché ricorrere alle copie? Lei nel libro propone addirittura di collocare sul viale delle Piagge le copie dei busti posti intorno al Battistero da Giovanni Pisano.
«Perché le opere, e in questo caso le copie, creano paesaggio.
L’opera d’arte così entra nella vita delle persone.
Vivere in mezzo al bello è un grandissimo aiuto.
Se la storia fosse fatta sulla base della storia della bellezza e della storia dell’arte, avremmo un’altra storia.
Lo spazio sociale ed etico che si crea con le opere d’arte e in mezzo a loro è fondamentale.
E la scultura è nata per stare all’aperto.
Le opere d’arte sono per tutti.
Venivano trasferite nei musei per conservarle e mostrarle, ma ora abbiamo la possibilità di farne copie autentiche e metterle nelle mani di tutti”.
di Eleonora Mancini

Tratto da La Nazione del 16/05/2021

Potrai condividere questi contenuti su:

La informiamo che su uiciagrigento.org utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Cliccando su "accetta e chiudi" acconsente al loro utilizzo. per maggiori informazioni si colleghi alla nostra pagina sulla policy privacy e cookies che troverà nel menù di navigazione.

La informiamo che utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. cliccando su accetta e chiudi consente il loro utilizzo.

Chiudi il messaggio